“Giustizia ambientale - globale-locale: sfide e opportunità” - Incontri per docenti e associazioni

Dal 24 novembre al 4 marzo la Scuola per la Pace della Provincia di Lucca organizza una serie di incontri sula tema della giustizia ambientale e sul rapporto tra locale e globale.

Gli incontri sono dedicati ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado e alle associazioni del territorio.

Cliccando qui è possibile visualizzare il programma del corso o scaricare il dépliant.

In difesa della Pachamama

Segnaliamo queste due iniziative sul tema della Pachamama (”Madre Terra”), che si terranno il 10 e 12 ottobre.

In difesa della Pachamama Dialogo fra culture su scienza e natura

LUCCA, 10-12 OTTOBRE 2009

Sabato 10 ottobre

ore 9.00 - 17.30

Casermetta San Pietro (di fronte al Villaggio del Fanciullo) - Mura Urbane

Lucca

FRA GLI APPENNINI E LE ANDE:

DIALOGO TRA CULTURE SU SCIENZA E NATURA

ore 9.15 - 10.30

ALDO ZANCHETTA

Fondazione Neno Zanchetta

Il perchè del colloquio

JULIO VALLADOLID

Proyecto Andino de Tecnologia Campesina

Crisi ecologica e saperi indigeni

CLAUDIO ROMANINI

Cosmovisione andina e mitologie occidentali

Segue lavoro collettivo e di gruppo

ore 13.00-15.00

Pausa pranzo e visita facoltativa al Giardino Botanico di Luucca

Per la partecipazione alla giornata è necessario iscriversi al più presto in quanto verrà mandato preventivamente del materiale di riflessione sui temi del colloquio.

Per iscrizioni e informazioni:

Fondazione Neno Zanchetta

email: aldozan@tele2.it - tel. 338 6702858



Lunedì 12 ottobre - Giornata Mondiale in difesa della Pachamama proclamata dai Popoli Amerindi

ore 17.30

Sala Mario Tobino - Palazzo Ducale

Lucca

IN DIFESA DELLA PACHAMAMA

Saluti

STEFANO BACCELLI

Presidente della Provincia di Lucca

Intervengono

JULIO VALLADOLID

Proyecto Andino de Tecnologia Campesina

ALDO ZANCHETTA

Fondazione Neno Zanchetta

Coordina

ILARIA VIETINA

Coordinatrice Scuola per la Pace della Provincia di Lucca


Le Ande sono uno dei pochi luoghi del mondo dove migliaia di anni orsono si è sviluppata una agricoltura originaria. Il Perù in particolare è considerato a livello mondiale uno dei centri di “agromegabiodiversità” più importanti, con il maggior numero di specie agronomiche “domesticate” (180). Molte di essere sono caratterizzate da una ricca varietà che nel caso della patata giunge a 3500 varietà coltivate, mentre nel caso del mais a 50.

Questo è potuto accadere grazie a una particolare “cosmovisione” agrocentrica sviluppatasi nella relazione amorevole con una natura aspra ed estremamente varia, dalla esuberante zona amazzonica al difficile clima delle Ande, dove molte coltivazioni sono realizzate a 4000 metri di quota e oltre, fino alle zone aride delle coste del Pacifico.

Una cultura comunitaria, essenzialmente agrocentrica, con strutture organizzative tradizionali che nascono dal basso e si sviluppano per aggregazione successiva su basi territoriali più ampie, in cui è forte l’amore per la “creazione” innovativa e il senso di una relazione di aiuto e di festa con pari dignità delle parti.

Cinque secoli di dominio, di cui tre coloniali e due dell’aristocrazia locale, hanno indebolito ma non annientato questa cultura che in molti luoghi si è conservata tutt’ora forte e predominante. Le politiche mondiali di “aiuto allo sviluppo” con l’introduzione delle tecniche occidentali oggi predominanti (monoculture intensive con forte impiego di agrochimici) hanno inciso negativamente su queste culture fortemente “biodiverse”.  Ma oggi è in atto una reazione di recupero “vernacolare” assai intensa.

Il PRATEC (Proyecto Andino de Tecnologias Campesinas) è una organizzazione d’avanguardia in questo recupero o meglio ripotenziamento della cosmovisione tradizionale inscindibilmente costituita da conoscenze contadine, relazione comunitaria e forte spiritualità.

L’azione con cui il PRATEC svolge il suo lavoro non contempla alcun “insegnamento” ma affida al dialogo e allo scambio delle esperienze la ricostituzione di questa cosmovisione. Metodo questo che è assai diverso dal percorso fortemente tecnicizzato di proposte alternative che oggi incontrano molto favore nei movimenti che si propongono come “alternativi”.

Così l’incontro che si svolgerà il 10 ottobre in un contesto non accademico, con la presenza di uno dei fondatori del PRATEC, l’agronomo Julio Valladolid, indigeno nativo di Huanca e già professore universitario di biogenetica, sarà un colloquio e non un seminario in cui “esperti” portano il “loro” sapere ad altri meno esperti. Anche i ritmi e il clima della giornata ambiscono ad essere di relax e di gioioso stare insieme. Il colloquio può aiutare a trovare nelle culture andine qualcuno di quei “nuovi” paradigmi su cui diciamo di voler rifondare la nostra società.

Il 12 invece - in occasione della Giornata Mondiale in difesa della Pachamama, proclamata dai popoli amerindi - si terrà una conferenza pubblica sul tema “In difesa della Pachamama”.


Le iniziative sono promosse da:

Scuola per la Pace della Provincia di Lucca

Fondazione Neno Zanchetta

Il Granchio di Kuchenbuch - Gruppo di lettori lucchesi di Ivan Illich

PRATEC - Proyecto Andino de Tecnologias Campesina


PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Fondazione Neno Zanchetta

tel. 338 6702858 - email: aldozan@tele2.it

Scuola per la Pace della Provincia di Lucca

tel. 0583 433452 - email: scuolapace@provincia.lucca.it

web: www.provincia.lucca.it/scuolapace

Forum “Solidarietà nelle differenze”

Forum “Solidarietà nelle differenze”

Lucca, Palazzo Ducale 15-16 maggio 2009 

Nel Forum della solidarietà del 2008 abbiamo affermato che la solidarietà nasce da un rapporto di amicizia, di impegno, di corresponsabilità e di conoscenza reciproca. Ci siamo impegnati a rafforzare i legami tra le comunità, a contrastare e denunciare le politiche oppressive, a difendere la Madre Terra: la vita, le acque, le materie prime, l’aria, la biodiversità; a contrastare la crisi della sovranità alimentare, alla base della distruzione della vita dei contadini e a rifiutare e denunciare l’imposizione dei progetti di sviluppo calati dall’alto ed estranei alle necessità delle comunità locali.Infine ci siamo assunti l’impegno di creare reti polivalenti e indipendenti di informazione con tutti gli strumenti e forme a disposizione.

Oggi, in una nuova crisi mondiale che aumenta la quantità e l’intensità dei conflitti a livello internazionale - pensiamo alla crisi israelo-palestinese - e nazionale – la discriminazione di stranieri e migranti, l’aumento della violenza e dell’ingiustizia - ci incontriamo per verificare lo stato di attuazione di questi impegni. Asse centrale di questo Forum è la contemporanea presenza delle scuole e delle associazioni, che insieme presenteranno i progetti di solidarietà e cooperazione alla cittadinanza.

Nella comunicazione e condivisione delle conoscenze e dei progetti, cercheremo insieme nuove modalità e scelte concrete che ci permettano di essere coerenti, a livello di vita personale, di comunità e istituzionale, con gli impegni assunti. L’esaltazione conflittuale delle differenze mina la coesione sociale, base di una società solidale; l’accoglienza e la reciprocità nelle differenze costruisce la solidarietà. 

Durante il Forum sarà allestita una mostra sui progetti di solidarietà gestiti da scuole e associazioni

Per visualizzare il programma del Forum: http://www.provincia.lucca.it/scuolapace/incontri_view.asp?id=156 

Per scaricare il dépliant: http://www.provincia.lucca.it/scuolapace/incontriFile_file_bv.asp?key=102 

Info: Scuola per la Pace della Provincia di Lucca

tel 0583 433451- 433452 - email: scuolapace@provincia.lucca.it

web: www.provincia.lucca.it/scuolapace

Giornata della Memoria

Giornata della memoriaMartedì 27 gennaio qui a scuola è intervenuta la professoressa Marinella Lazzarini per portarci un documento storico: un filmato dell’intervista fatta a Nuska Hoffman una sopravvissuta dei campi di lavoro dove trovarono la morte milioni di ebrei. Questa fonte visiva ci permette di avere informazioni da una testimone diretta (che cioè era lì) anche se oggi Nuska è morta (2007).

Ecco che cosa ci ha colpito:·

Nuska era così malridotta e denutrita che le signore che le insegnavano a tessere il lino provavano pena per lei. (Elena L.)     

Hitler uccideva le persone nelle camere a gas. (Luca)

Essere separata dalla sua famiglia è stato per Nuska una dolorosa esperienza. (Elisa e Gianfranco)

Essere chiamata con il numero 2420, invece che con il proprio nome, è orribile perché si smette di essere una  persona.(tutta la classe III)

Mi ha colpito che Hitler è andato al potere. (Giacomo)

Essere costretta a camminare nuda in cerchio di fronte a persone che ti umiliano. (Matteo)

Gli ebrei vennero derubati di tutto, non solo della casa e delle proprie cose, ma anche dei capelli e dei denti: furono trattati come oggetti. (Filippo)

Mi ha colpito vedere una persona in televisione che parlava di queste cose e sentirle dire quanto le piaceva andare a scuola. (Giulia)

Dal racconto di Nuska ho imparato che, se hai fiducia e speranza, puoi superare anche cose terribili, riesci a vivere con una minestra di bucce di patate. (Elena P.)

Mi ha colpito che Nuska si sia fatta strappare un dente con un filo. (Michele)

Abbiamo pensato che Nuska col suo racconto ci insegnava a non scegliere la guerra (Elena P.), a stare lontani da chi fa del male (Luca), a scegliere di fare il bene e non ripetere gli errori (orrori) del passato.

Combattere le ingiustizie e dire (denunciare) le persone che fanno del male alle altre persone. (classe III)

Queste sono le riflessioni nate dai bambini e dalle bambine della classe III di Monte San Quirico. E’attraverso queste esperienze che la storia e la scuola si rivelano “maestre di vita”; non perdiamo l’occasione di essere persone, rifiutiamoci di diventare numeri ( ins. Rosina Corso).

Nuska Hoffman

Parlo di Nuska Hoffman Nuska Hoffman era un ebrea polacca e aveva 13 anni quando Hitler occupò la Polonia.Nuska aveva i genitori ebrei, suo padre era un commerciante, sua madre era casalinga e lei andava a scuola come sua sorella Ela, che aveva 9 anni.La famiglia di Nuska venne portata in un ghetto,ovvero uno spazio chiuso, dal quale non potevano uscire. Nel ghetto i lavori erano duri: le ragazze dovevano prendere dei sassi dal fiume e spaccarli.Ma un giorno venne un camion delle SS per prendere 100 ragazze per farle lavorare con il lino.Sua madre, suo padre e sua sorella furono mandati su un treno che li portava ad Auschwitz per ucciderli: sua sorella Ela perché era considerata troppo piccola per lavorare e i genitori perché erano considerati troppo vecchi, anche se avevano solo 40 o 41 anni. L’ultima volta che Nuska vide sua madre, quasi non la riconosceva: la sua mamma aveva i capelli castani, e adesso li aveva completamente bianchi. Vide i suoi genitori che la salutavano e sua sorella che piangeva, quando entrarono dentro a un treno che li portava ad Auschwitz per ucciderli nelle camere a gas. Nuska, invece, venne portata in un campo di concentramento, dove ritrovò una sua amica di scuola: Margot. La vita nel campo era molto dura: c’era tantissimo lavoro, freddo, abiti non adatti al clima, pochissimo cibo.Non ci si poteva neanche ammalare perché chi si ammalava lo avrebbero mandato ad Auschwitz a morire perché volevano che quelle ragazze fossero sane per poter lavorare. Per non perdere il senso del tempo le ragazze segnavano delle tacchette sul legno del letto. Ma i capi delle SS se ne accorsero e le punirono non facendole mangiare,” perché quelle baracche umide erano come le loro case “ dicevano loro. Una volta Nuska era in fila per andare in bagno e quando era il suo turno un’ operaia le mise un pomodorino nella tasca dei pantaloni, e quando fu dentro e se ne accorse se lo mise a mangiare di gusto. Dovete sapere che le lavoratrici polacche non prigioniere hanno avuto compassione per quelle giovani magrine magrine , e  senza farsi vedere davano frutta e verdura alle ragazze, perché sennò i capi della SS avrebbero punito anche loro perché erano traditrici. Una volta a Nuska Hoffman incominciò a far male un dente. Quando alla fine della giornata, tutte le ragazze si mettevano in fila, un capo si diresse verso Nuska e le chiese: - Ti senti male?-, ma Nuska rispose di no, perché sapeva che chi stava male veniva mandata ad Auschwitz . La sera mentre tutti dormivano, Nuska chiamò Margòt e le chiese di aspettare lì sotto. Quando furono a terra, Nuska si legò al dente dolorante la catenina dove c’era impresso il suo numero, e disse a Margòt di tirare forte. Lei lo fece: la bocca si insanguinò tutta, ma Nuska ingoiò tutto il sangue, senza macchiarsi la camicetta, perché, se le SS avessero visto anche una sola macchiolina, avrebbero potuto mandarla ad Auschwitz. Con la fine della guerra, queste ragazze vennero liberate. Nuska ritornò a casa sua, ma la trovò occupata da una polacca e dalla sua famiglia. Nuska allora chiese di poter prendere una coperta per via del freddo, o un ricordo della sua famiglia, ma quella donna le disse che se non andava via chiamava la polizia. Allora Nuska andò in Italia, ma dopo un po’ di tempo andò in Palestina, dove incontrò Margot. Laggiù disse che era stata in un campo di concentramento, ma c’era bisogno della testimonianza di qualcuno. Allora Nuska chiamò Margot, e insieme si testimoniarono a vicenda. Poi Nuska ritornò in Italia dove si sposò.Ha vissuto a Lucca dove incontrò Marinella Lazzarini. Insieme scrissero un libro intitolato  “2420” , il numero che le era stato impresso nel campo di concentramento.Nuska girò in diverse scuole per raccontare quello che aveva subito dai nazisti.E’ morta nel 2006 a 80 anni..

Sara Fruzzetti

classe V Scuola Primaria “M.Civitali”Monte S.Quirico

Per non dimenticare…

Gli alunni della classe terza D della Scuola secondaria di primo grado di Capannori hanno voluto ricordare le stragi dettate dalla violenza degli uomini attraverso un percorso che è partito dalla lettura di alcune pagine del Diario di Anna Frank ed è terminato con la visita alla Mostra Fotografica di Oliviero Toscani presso il Comune di Capannori.

Dalla riflessione sull’argomento nascono queste due brevi composizioni.

Cara Anne

sono Caterina, tu non mi conosci, ma io conosco te. Qui in Italia come in tutto il mondo sei diventata famosa per il tesoro inestimabile che ci hai lasciato… il tuo diario dove la tua penna scorreva veloce, macchiando così tutte quelle bianche pagine con emozioni e sensazioni che io francamente non pensavo potesse provare una ragazza di tredici anni in quella situazione. A cosa mi riferisco? Beh è semplice mi riferisco a tutte quelle cose che io come la maggior parte dei ragazzi a questa età, non sarebbe in grado di fare, come il tuo pensare sempre in positivo, come ad esempio il tuo credere nella liberazione degli ebrei e trovare i propri spazi e i propri momenti di solitudine per scrivere e pensare ad un mond e ad una vita migliore, visto che abitare in un miniappartamento sopra l’ufficio di tuo padre con un’altra famiglia è già soffocante solo al pensiero.

Adesso vado avanti veloce, proprio come in un film e lo stoppo al momento in cui io tredicenne sono spinta dalla professoressa ad aprire il libro alle pagine dove sono riportate tre pagine del tuo toccante diario. Immediatamente una mia compagna inizia a leggere ed io subito, fino dalla prima riga noto che anche tu come Silvia di Leopardi hai visto le tue rosee speranze giovanili infrante, tu purtroppo da quelle persone senza un briciolo di cuore e lei invece da una brutta malattia. All’inizio pensavo che io e te non avessimo mai avuto nulla in comune nè quando non eri perseguitata nè quando eri costretta a stare nascosta per non farti uccidere. Poi però mi sono dovuta ricredere visto che alcune cose in comune ce le abbiamo noi due come qualsiasi altro tredicenne su tutta la Terra, come ad esempio, l’allegria, l’amore per la vita eee… ah sì come dimenticare quel piccolo grande particolare che nel momento dell’adolescenza è molto frequente … ma come, cosa??? Le varie cotte, che anche se a distanza di anni non sono cambiate poi molto, perchè credo che anche a te tutte le volte che incrociavi il suo sguardo galoppava fortissimo il cuore, e più che un vero e proprio amore si viene a creare un amore virtuale, uno di quegli amori che nascono, crescono e muoiono nella tua mente. Adesso ti devo (anche se malinconicamente) lasciare, comunque mi ha fatto molto piacere parlare con te e spero di rifarlo nuovamente in futuro.

Baci Caterina Martinelli

La strage di Sant’anna di Stazzema

Durante i giorni della memoria nella sede del comune di Capannori è stata allestita una mostra fotografica di nome “I bambini raccontano” contenente le testimonianze dei sopravvissuti alla strage di Sant’Anna  di Stazzema, un piccolo paese nell’alta Versilia. 

Probabilmente per vendicarsi dell’azione dei Partigiani,nella mattina del 14 agosto 1944 i soldati Tedeschi entrarono a Sant’Anna decisi alla strage. Gli uomini credendo di essere loro gli obbiettivi scapparono nei paesi vicini,lasciando le loro famiglie. Ma non fu così,i Tedeschi uccisero tutti:donne,vecchi,bambini,che in alcuni casi non ebbero neanche in tempo di capire cosa stava succedendo. I Tedeschi irrompono violentemente nelle case uccidendo gli abitanti che tentarono inutilmente di salvarsi. Diedero fuoco a tutto:alle case,ai morti, alle panche della chiesetta del paese. E proprio lì nella piazza principale o a colpi di fucile o impiccati con il filo spinato morirono gli ultimi sopravvissuti,radunati lì con una scusa. Chi si salvò fu o per la rara pietà dei soldati Tedeschi che sparavano in aria risparmiandoli o perchè riusciti a fuggire nel bosco,o infine perchè rimasto sotto i morti. Guardando i volto dei sopravvissuti e le loro espressioni,leggendo le loro testimonianze,ti accorgi che in quei momenti di disperazione,paura,terrore i bambini sono dovuti crescere all’improvviso,diventando adulti e dovendosi preoccupare della propria vita e di quella dei propri cari. Quando i superstiti tornarono alle proprie case trovarono i propri affetti morti,e molti uomini ossessionati dal senso di colpa terminarono la propria vita con il suicidio. Alla fine quel giorno morirono 560 persone. In molte testimonianze si rimpiange la giustizia,che anche oggi a distanza di 65 anni,non è stata fatta. Nei volti di chi è sopravvissuto a quel giorno si può ancora vedere il terrore provato in quei momenti che ha cambiato loro pensieri,le loro espressioni,le loro vite.  In alcune testimonianze ci confidano che anche loro, mentre i soldati Tedeschi gli portavano via in così poco tempo gli affetti di una vita, avrebbero voluto essere morti quel giorno. Nel leggere le testimonianze di quelli che allora erano bambini ti isoli dal resto del mondo, non senti rumori esterni, ma ti sembra di essere a Sant’Anna di Stazzema in quel giorno d’Agosto e questi senti l’odore del sangue, della carne bruciata e ti senti morire anche te. L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema è stato uno degli episodi più brutti della nostra storia, ma per questo non dobbiamo dimenticare, anzi va tenuto vivo nei nostri cuori per far sì che episodi come questo non si ripetano mai più.

Andrea Gurgone

                                                                                                                   

Iniziative dell’Istituto “G. Chini” per l’anno 2007/2008

 L’Istituto “G. Chini” di Lido di Camaiore, da sempre attento ai temi legati all’educazione alla pace e alla solidarietà, segnala la partecipazione di numerose classi appartenenti agli indirizzi psico-socio–pedagogico e delle scienze sociali alle seguenti iniziative:

-adesione al percorso svolto dal gruppo di lavoro “I volti della pace” del     Comune di  Viareggio  sul tema “Donne, protagoniste del cammino verso la democrazia, la libertà, la pace”, in particolare:

o partecipazione alla giornata-seminario tenutasi a Villa Borbone nel comune di Viareggio e rivolta a studenti delle scuole superiori con relazioni di docenti dell’università di Pisa sui temi della storia del femminismo e dei diritti delle donne;

o visita al luogo- simbolo di S. Anna, in collaborazione con il comune di Stazzema, nel quale sarà dedicata particolare attenzione al ruolo delle donne in queste vicende storiche;

o Adesione all’iniziativa “Forum per i diritti 2007”, presso il teatro Eden di Viareggio,  in occasione della quale gli studenti hanno assistito allo spettacolo  teatrale “D’amore e d’ombra”, cui hanno fatto seguito mostre e tavoli informativi curati dalle associazioni locali che si occupano di diritti. 

-adesione al progetto della Regione Toscana relativo ai diritti umani e la conseguente partecipazione al “Meeting internazionale” 

 -realizzazione, interna all’Istituto, di percorsi di rievocazione inerenti al “Giorno della Memoria” attraverso la proiezione di film, cineforum, dibattiti.

 -partecipazione alla conferenza organizzata dal Comune di Camaiore in occasione del “Giorno della Memoria”, nella quale si sono ripercorse le vicende storiche attraverso la testimonianza di un sopravvissuto ai campi di concentramento e la visione di un documentario storico.

 -Organizzazione,per tutte le classi dell’istituto, di tre giorni di cogestione con dibattiti, proiezioni, letture, sul tema della tolleranza, nella quale si sono sperimentate le forme tipiche della “educazione tra pari”.      

Giorno della Memoria - Le iniziative della Scuola per la Pace della Provincia di Lucca

Intorno al 27 gennaio, nell’arco di un mese, ci incontreremo molte volte. In particolare, per quanto riguarda le iniziative della Piana di Lucca, il tema di quest’anno è strettamente legato alla questione del razzismo: l’anniversario delle Leggi razziali del 1938 ci richiede una analisi coraggiosa di quanto è avvenuto intorno alla seconda guerra mondiale e l’assunzione della responsabilità rispetto alla nostra storia. Questo anniversario esige una ulteriore assunzione di responsabilità in relazione a quanto oggi nel nostro paese si sta maturando nella relazione con persone che giungono da altri paesi, e sono di altre nazionalità, di altre culture. Questa relazione, sia dal punto di vista della quotidianità sia sul versante della normativa manifesta oggi delle forti ambivalenze: a fronte di una capacità di accoglienza, solidarietà, collaborazione espressa da cittadini/e, famiglie, associazioni e enti locali, si sono verificati episodi, si sono manifestati atteggiamenti, si sono espresse posizioni che negano l’accoglienza e praticano rifiuto, negazione e discriminazione. Il pericolo che si ripropongano nuove forme di razzismo, talvolta velate o mistificate, ma spesso esplicitate senza imbarazzo e senza ritegno, purtroppo, non è remoto, anzi è reale in vari luoghi del nostro paese e in tanti settori della nostra società. La responsabilità di oggi è quella di indicare, riconoscere e criticare i comportamenti razzisti che si praticano sotto ai nostri occhi e di diffondere, a fronte del manifesto razzista degli scienziati del 1938 il manifesto antirazzista elaborato dagli scienziati nel 2008, allo scopo di estirpare il germe della discriminazione nelle nostre comunità. Le iniziative sono nate da proposte maturate in un percorso che ha attraversato molte settimane di riflessione comune di varie associazioni.

Presentare queste iniziative oggi comporta due atteggiamenti diversi: da una parte la soddisfazione di proporre conferenze molto interessanti, rappresentazioni teatrali coraggiose ed efficaci, film profondi e molto espressivi, con la consapevolezza di trovarci di fronte ad un percorso ricco e denso, che può provocare elaborazione e crescita; dall’altra il contesto di oggi è già diverso da quello di alcune settimane fa, quelle settimane in cui abbiamo preparato queste iniziative, e la recrudescenza del conflitto Israelo-palestinese ci sollecita a nuove responsabilità e impegni. La gravità della situazione, di cui abbiamo provato a raccogliere documenti e testimonianze nel notiziario precedente e di cui discuteremo insieme nei giorni prossimi, non rende in alcun modo superflua la proposta di questo percorso, richiede, al contrario, un impegno ancor più intenso e una volontà di analisi e di discernimento più attenta e più responsabile.

Le iniziative sono promosse in collaborazione con: ANPI Lucca, ARCI, Comitato cittadino antifascista, Comitato genitori “Fermiamo la violenza”, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in Provincia di Lucca, Cineforum Ezechiele 25,17 

L’intero programma è visibile sul sito http://www.provincia.lucca.it/scuolapace/incontri_view.asp?id=133

Esperienza didattica sulla “Gestione dei Conflitti” nella scuola primaria

A seguito del Corso di Formazione per docenti sull”Educazione al Conflitto” pubblichiamo la seguente esperienza didattica realizzata dagli insegnanti Roberta Bianchi e Maria Luisa Di Simone della Scuola Primaria “Amalia Del Fiorentino ” di Capannori 

Dopo la prima settimana di scuola, noi insegnanti abbiamo avvertito la necessità di ricordare e fissare le regole degli spazi comuni della scuola (mensa, palestra, giardino, . . . .).  Quest’ anno abbiamo voluto che fossero i bambini  ad assumersi questo compito, per responsabilizzarli e per stimolare in loro il processo dell’autoregolazione. Abbiamo presentato così questa “idea” con una lettera rivolta a tutti gli alunni della scuola (vedi allegato 1) e, visto il loro entusiasmo, abbiamo proceduto alla formazione di una “Commissione regole”.La nostra scuola ha tre sezioni per ogni classe, per cui, escludendo le classi prime, la commissione regole è risultata composta da 12 alunni (1 per sezione, 3 per ogni ordine di classe) e 2 insegnanti coordinatrici.Gli incontri della commissione, per non incidere sui momenti di lezione della classe, si sono svolti durante il tempo di ricreazione e il pomeriggio durante il dopo- mensa.Nel corso del primo incontro, i bambini seduti in cerchio, si sono presentati ai compagni dicendo loro il proprio nome e la classe di provenienza. Le insegnanti hanno scritto i loro nomi sul nastro adesivo e poi lo hanno applicato sul grembiule di ciascuno (questo per facilitare la comunicazione e il confronto tra di loro). Le insegnanti hanno poi ricordato il compito della commissione e hanno proposto di iniziare a scegliere gli spazi scolastici di cui volersi occupare.I bambini hanno passato al vaglio i diversi spazi comuni della scuola ed hanno deciso di occuparsi dei tre spazi ”più frequentati”: la mensa, i corridoi e le scale, il cortile e il giardino.Dal secondo incontro i bambini hanno cominciato a discutere  sulle regole di ciascun spazio scolastico e considerandone uno per volta, elencavano tutte le regole che venivano loro in mente per poi metterle per scritto. Su consiglio delle insegnanti coordinatrici, la commissione ha proceduto  ad individuare le regole più importanti, cercando di escludere quelle secondarie o riassumendo due o tre regole in un’unica regola anche per limitarne il numero.Una volta definite  le principali regole per stare bene insieme negli spazi comuni della scuola, la commissione ha preso in considerazione le sanzioni da stabilire nel caso del loro mancato rispetto. Anche in questo caso i bambini hanno proceduto alla discussione prendendo in considerazione uno spazio per volta con le sue regole.In certi casi i bambini non sono riusciti a decidere di comune accordo. Allora dopo la discussione sono passati alla votazione, accettando poi la decisione della maggioranza.A questo punto la commissione si è organizzata per preparare i cartelloni così da rendere visibili le regole. I bambini si sono divisi in tre gruppi (ciascuno formato da quattro bambini, uno per classe) e ciascun gruppo si è occupato di uno spazio.Sul fondo di ciascun cartellone è stato previsto uno spazio per raccogliere le firme di tutti i componenti della commissione. Successivamente è stata fissata la data per presentare il lavoro della commissione all’assemblea generale degli alunni della scuola. Ciascun gruppo della commissione si è quindi organizzato per presentare e spiegare il proprio cartellone, distribuendosi i ruoli (chi fa che cosa) e facendo anche alcune simulazioni. In seguito è stato scelto dalla commissione un bambino che si è preparato per illustrare la metodologia e i vari passaggi di lavoro della commissione (vedi allegato 2). Un altro bambino si è preparato per spiegare la funzione del “responsabile delle regole degli spazi comuni”: ciascuno di essi  dovrà far osservare ai propri compagni di classe il rispetto del regolamento, se un compagno non rispetta una regola, il responsabile dovrà ricordarglielo e se questo continua a non rispettarle, il responsabile avvertirà un adulto (insegnante, custode, . . .). È stato necessario specificare questo passaggio per distinguere il “fare la spia”, si avverte subito l’adulto senza dare la possibilità al compagno di correggersi, dall’avere un comportamento responsabile e civile.Il ruolo del responsabile delle regole entrerà a far parte degli incarichi della classe: verrà svolto  a turno durante l’anno scolastico, da tutti gli alunni della classe.Durante l’assemblea generale, la commissione ha presentato il  regolamento a tutti gli alunni, rispondendo anche alle loro domande. Al termine dell’incontro si è fissata una data per un momento di verifica.

Inoltre durante l’interclasse gli insegnanti hanno informato i genitori del regolamento stabilito dalla commissione.

Gruppi di lavoro della Scuola per la Pace

Nei prossimi mesi proseguiremo, come è tradizione della Scuola per la Pace, un lavoro imperniato su momenti di riflessione con esperti e testimoni, ma inizieremo anche un’attività centrata su incontro in gruppi di lavoro.

Questa iniziativa nasce dal desiderio di creare occasioni in cui sia possibile esprimere i propri pensieri, confrontarli con gli altri e le altre, approfondire i materiali che abbiamo raccolto e interpretarli insieme. La proposta ha preso corpo fin dalla prima riunione delle associazioni realizzata dopo il 3° Forum della Solidarietà. In quella sede infatti abbiamo osservato come fosse necessario riprendere i tanti contributi raccolti nei giorni del Forum e analizzarli insieme per comprendere le notevoli conseguenze che quei messaggi possono comportare. Il documento finale del Forum, molto profondo e ricco di analisi e di impegni che ci siamo assunti, richiede inevitabilmente un percorso di condivisione sia rispetto ai contenuti espressi sia in vista dell’assunzione di responsabilità per delineare il cammino futuro  per le associazioni che ne hanno condiviso l’impostazione e per l’amministrazione provinciale. Nel corso delle successive riunioni delle associazioni svolte in luglio e in ottobre sono state sottolineate molte questioni su cui sentiamo necessario un coinvolgimento: i temi della legalità e della lotta alle mafie, i temi dell’immigrazione e delle politiche connesse sia ai problemi di prima accoglienza che di inserimento e integrazione, i temi della comunicazione, sia nell’aspetto dell’analisi critica dei sistemi di informazione e del loro funzionamento nel nostro paese che dell’effettivo uso che se ne riesce a fare per diffondere le proposte di attività che intendiamo rivolgere. E ancora: la denuncia delle ingiustizie perpetrate sia a livello internazionale che nel nostro stesso paese, in termini di negazione dei diritti umani e di riduzione costante della partecipazione e della corresponsabilità. Il riferimento non può non andare qui agli interventi normativi che si stanno attuando in questi mesi e vanno nel senso di una netta riduzione dell’istruzione pubblica e della formazione, del servizio sanitario e della pubblica amministrazione, dei diritti degli immigrati e dei cittadini rom, uniti alla militarizzazione del territorio, con l’intervento dell’esercito nel controllo dell’ordine pubblico e la stigmatizzazione delle manifestazioni di protesta, mentre continuano ad aumentare le spese militari e gli impegni relativi alla partecipazione alla guerra in Afghanistan.  Essere fedeli all’obiettivo dell’educazione alla pace significa oggi lavorare per la coesione sociale, smascherare un uso enfatizzato della conflittualità quale legge apparentemente ingovernabile della società ma in realtà sapientemente usata per indirizzare politiche economiche e sociali.L’educazione alla pace e il sostegno alla solidarietà ci indicano oggi, tra i tanti possibili, tre percorsi di approfondimento: uno destinato a rileggere i testi del Forum, uno orientato ad approfondire il tema dell’alimentazione, uno a riflettere sul tema della nonviolenza. Il percorso dedicato a rileggere i testi del Forum risponde a quanto emerso nelle riunioni delle associazioni e si propone l’obiettivo di indicare gli stili di vita coerenti con quanto affermato nel Forum, si avvierà il giorno 25 novembre alle ore 17.30 al Centro “Ivan Illich” in Via Santa Giustina n°21. Il tema dell’alimentazione risponde pienamente ad uno degli impegni assunti dalla Dichiarazione finale del 3°Forum del maggio scorso. Tra le strade che vogliamo percorrere è stata individuata quella di “stringere alleanze per evitare l’isolamento delle singole comunità e capire cosa sta succedendo e cosa è opportuno fare, come associazioni, per contrastare la crisi strutturale della sovranità alimentare alla base della distruzione della vita dei contadini”.Nei mesi successivi la crisi alimentare si è inasprita: i prezzi sono aumentati notevolmente e molte popolazioni si sono trovate in grosse difficoltà, in contemporanea è stato registrato un notevole aumento dei profitti delle grandi società di produzione e commercializzazione, dimostrando quanto la crisi sia dovuta non a insufficienza di prodotti alimentari ma a gravi sperequazioni nella distribuzione e all’aumento dell’ingiustizia nella condivisione dei beni.Il vertice FAO tenuto a Roma nel giugno scorso ha mostrato l’incapacità degli organismi internazionali di affrontare la situazione con autorevolezza ed efficienza a favore delle popolazioni, richiamando ad un piano degli aiuti senza deliberare gli interventi radicali necessari per una gestione efficace del problema.Il primo incontro del gruppo si è tenuto martedì 28 ottobre in occasione della presenza a Lucca di due rappresentanti del Grupo Ecológico Renascer de Urubici, del presidio di Auracaria della Serra Caterinense in Brasile, invitate dalla condotta di Lucca di Slow Food per la partecipazione alla iniziativa di “Terra Madre” Toscana, con le quali abbiamo discusso della situazione di difficoltà indotta dalla progressiva riduzione delle foreste di auracaria indotta dalla sistematica sostituzione di questi alberi con quelli di pino canadese, estremamente più redditizio a causa dell’alta richiesta sul mercato del suo legname, con drastica perdita dell’uso alimentare del pinolo di auracaria, fondamento della sussistenza delle popolazioni indigene.Il lavoro si proseguirà con il secondo incontro il 13 novembre alle ore 17.30 presso il Centro “Ivan Illich”. Il tema della nonviolenza emerge dalla constatazione dell’aumento della violenza nella società in generale e in particolare nel nostro paese, nella nostra città, nel territorio provinciale. L’aumento della violenza è rilevabile e costante fin dagli scorsi decenni. La preoccupazione nasce dal fatto che a questo aumento è stata data una risposta basata sull’induzione alla popolazione di richiesta di un aumento di sicurezza. Questa lettura a sua volta aumenta la paura, induce alla creazione di capri espiatori, all’individuazione di nemici riconoscibili, alla negazione della violenza a livello familiare, alla proiezione sull’estraneo della rappresentazione del male, con conseguente aumento di xenofobia e dimostrazioni di intolleranza. Ciò provoca l’induzione di ulteriori manifestazioni di violenza, maggiore richiesta di sicurezza, diminuzione di garanzie nel godimento dei diritti civili per giungere addirittura alle gravi violazioni che si stanno registrando con preoccupante frequenza.A questo meccanismo, inevitabilmente votato a produrre ulteriore violenza, si può rispondere solo con una paziente opera di analisi, demistificazione e proposta costruttiva di modalità alternative di gestione dei conflitti. La tradizione del pensiero e dell’azione nonviolenta è ricca di testi, esempi, testimonianze e progetti, vogliamo provare a raccoglierli, studiarli, meditarli e individuare un percorso condiviso di elaborazione.

Questo percorso inizierà con un incontro il 18 novembre alle ore 17.30 al Centro “Ivan Illich”.

Per riassumere:13 novembre ore 17.30 – Gruppo di lavoro sull’alimentazione18 novembre ore 17.30 – Gruppo di lavoro sulla nonviolenza02 dicembre ore 17.30 – Gruppo di lettura sui testi del 3° Forum della Solidarietà (tutti gli incontri si terranno presso il Centro di documentazione “Ivan Illich” – Via Santa Giustina 21 – Lucca) Importante: chi desidera partecipare ai gruppi di lavoro è pregato di segnalarci la sua disponibilità, mandandoci una email (scuolapace@provincia.lucca.it) o telefonandoci (0583 433452).