Lucca e il Palazzo nei secoli
XVII Secolo
Pietro Paolini

 

Pietro Paolini nacque a Lucca il 3 giugno 1603.

L'ambiente artistico lucchese del tardo cinquecento vide la presenza di numerosi pittori fiorentini e senesi. Questi si inserirono con la loro arte, nella corrente pittorica di rinnovato naturalismo, che dalla fine del XVI secolo, grazie a Santi di Tito, stava diffondendosi in Toscana. Ventura Salimbeni dal 1593 affrescò i soffitti di Villa Buonvisi (ora Bottini), eseguendo anche quarantaquattro dipinti per l'Accademia degli Oscuri; Domenico Passignano e Federico Zuccari ebbero la commissione per tre pale d'altare in S.Martino; Federico Zuccari, il Riccio e Batista Franco lavorarono nella Cappella degli Anziani a Palazzo Pubblico (tele con scene della vita della Vergine) e lo scultore Giambologna fu incaricato di progettare e scolpire l'Altare della Libertà in Duomo.

Alcuni giovani lucchesi furono presi a bottega da questi maestri. Altri preferirono lasciare la città: Paolo Guidotti (1560-1630) partì per Roma, dove entrò a lavorare presso i Borghese e fu in seguito nominato principe dell'Accademia di S. Luca; a Pietro Testa (1612-1650) aprirono le porte delle loro case, prima il chierico apostolico lucchese Girolamo Buonvisi (Cardinale dal 1657) e, poi, il mecenate Cassiano Dal Pozzo.
Il Paolini, nel 1619, fu inviato dal padre a studiare a Roma, dove, sotto la guida di Angelo Caroselli, si confrontò con una realtà ben diversa da quella di provenienza.

L'ambiente romano del primo seicento era quanto di più multiforme si potesse trovare: i maestri della scuola caravaggesca, di quella bolognese, fiorentina e romana si sfidavano sui ponteggi delle grandi committenze pontificie e nobiliari. Un giovane artista come Pietro, a bottega da un noto copista nonché falsificatore, ebbe la possibilità di studiare bene le diverse tecniche di queste scuole. Il corpus delle opere mostra la sua duttilità. Quelle attribuibili al primo periodo, tra 1625 e 1629, sono improntate sul tema del contrasto tra vizi e virtù e hanno matrice caravaggesca. Tele come "La buona novella" e "Marta che parla a Maria", "La Deposizione e "Il martirio di S. Bartolomeo" sono esemplificativi in tal senso. In questi anni è possibile datare anche la gran pala con "La Madonna del Rosario, S. Domenico e Santa Caterina" che il Baldinucci descrive nel tardo XVII secolo. Secondo lo storico si trovava "sopra la porta del Salone [...] nel Palazzo di quella Repubblica" ed era la più bella mai fatta dal Paolini. La commissione degli Anziani si spiega nel complesso di restauri e abbellimenti al Palazzo che le cronache dicono in corso nel XVII secolo.

Nel 1628 Pietro si reca a Venezia per approfondire la conoscenza della pittura veneta. Dai suoi quadri traspare, soprattutto negli sfondi, un'attenta osservazione della pittura atmosferica (in particolar modo di Paolo Veronese i cui dettami ritroviamo anche nell'impostazione generale di alcune tavole).

Nel 1629 il padre muore e Pietro deve tornare nella città natale. Qui trova due sorelle nubili, alle quali fa pronunciare i voti; la pestilenza del 1630-33 gli porterà via anche la madre.

La sua carriera da questo momento si svolse a Lucca, a servizio delle nobili famiglie cittadine e della Chiesa. Un unicum nel suo catalogo è il quadro eseguito per Lelio Orsetti, nel 1634 circa, con "L'Eccidio del Generale Wallestein", ancora a Palazzo Orsetti (ora sede del Comune). La tela, che racconta il Baldinucci avesse un pendant, è inusitata per la contemporaneità del tema. Le figure a grandezza naturale, con i volti stravolti dal dolore e dalla paura e l'abbigliamento alla "moderna", rendono la scena quasi tangibile, come in corso.

Nel 1652 Pietro fondò l'Accademia del naturale introducendo nell'ambiente lucchese le più importanti tematiche estetiche della nuova scuola naturalistica. Lavorò anche per famiglie fiorentine e da Firenze giunsero molti nuovi allievi. Alla sua scuola si formarono Simone del Tintore, Antonio Franchi e Girolamo Scaglia.

Morì a Lucca nel 1681.


Arg. Prec. Riferimenti storici XVII Sec. Arg. Succ.

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