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Gestione del cinghiale: Descrizione
Il cinghiale (Sus scrofa) risulta attualmente l’ungulato più abbondante e diffuso nella Provincia di Lucca. Dopo un periodo in cui il cinghiale aveva raggiunto sul suolo italiano i minimi storici, a partire dal secondo conflitto mondiale è avvenuta la sua ripresa con la colonizzazione degli spazi idonei persi nel corso dei secoli precedenti.
I motivi del rapido recupero che la specie ha avuto negli ultimi 60 anni sono di natura diversa e legati a due categorie principali: fattori biologici e ambientali da un lato e fattori antropici dall’altro.
I fattori biologici si possono riassumere in:
- intrinseca capacità di accrescimento della specie;
- condizioni climatiche mediamente più miti che in passato;
I fattori antropici invece si possono così riassumere:
- progressivo abbandono delle aree utilizzate per l’agricoltura e la pastorizia con conseguente recupero delle aree boscate;
- spopolamento delle aree montane con diminuzione della persecuzione diretta,
- immissione di cinghiali provenienti dall’estero e da allevamenti con conseguente ibridazione anche con forme domestiche.
Le conseguenze negative legati ai suddetti fattori persistono tuttora, ed attualmente il cinghiale è diffuso su gran parte del territorio italiano con densità che possono essere anche molto elevate.
Per quanto riguarda la Provincia di Lucca, il cinghiale è distribuito uniformemente in tutto il territorio agro-forestale escluso le porzioni più intensamente urbanizzate dei singoli comuni; la superficie complessivamente occupata dalla specie raggiunge i 167.763 ettari (93,9% della superficie provinciale).
L’aumento quantitativo e di areale occupato dalla specie ha prodotto un parallelo incremento dell’interesse venatorio ad essa collegato. Ad oggi infatti circa la metà dei cacciatori della Provincia risultano iscritti al Registro Provinciale della caccia al cinghiale in battuta.
Nel contempo si è assistito all’insorgere di notevoli problemi con il mondo agricolo dal momento che il cinghiale è il maggior responsabile dei danni alle colture. Questi problemi risultano ancora più accentuati nelle aree non vocate dove questo animale non dovrebbe essere presente.
Questa situazione ha contribuito ad acuire i contrasti tra le diverse categorie sociali (cacciatori, agricoltori, enti pubblici) con interessi divergenti rendendo, unitamente ad alcune obiettive difficoltà di ordine tecnico, la gestione di questa specie particolarmente problematica.
La normativa prevede che il territorio agricolo forestale delle Province debba essere suddiviso in aree in cui la presenza del cinghiale sia compatibile con le attività agricole (aree vocate) e in aree in cui detta presenza non è tollerata (aree non vocate).
Le indicazioni normative distinguono pertanto le zone in cui la gestione della specie può avere indirizzi di tipo conservativo, individuabili nelle aree prevalentemente boscate, ed in altre dove invece deve essere attuata una gestione non conservativa, finalizzata all’eradicazione del cinghiale con l’obiettivo di ridurre i danni alle coltivazioni agricole.
Per la gestione delle aree non vocate, la Giunta Provinciale con delibera n. 519 del 16/12/2003 ha approvato il “Piano di intervento per le aree non vocate alla caccia al cinghiale e gli indirizzi per la pianificazione delle aree a divieto di caccia. D.P.G.R. n. 34/R/2002 art. n. 93”.
Per quanto concerne la zona di protezione lungo le rotte di migrazione dell’avifauna dell’ex alveo del lago di Bientina dove, per le caratteristiche territoriali e soprattutto la presenza diffusa di coltivazioni agricole, la presenza del cinghiale ha fatto registrare in questi ultimi anni un notevole impatto sulle attività antropiche, l’Amministrazione Provinciale ha predisposto le “Linee guida per l’attuazione del piano di controllo del cinghiale nell’area dell’ex-alveo del Lago di Bientina”, approvate con Delibera di Giunta Provinciale n. 130 del 20/04/2004.
Per l’attuazione di detto piano sono chiamati a partecipare, sotto il diretto controllo della Polizia Provinciale, i soggetti abilitati dall’Amministrazione Pubblica secondo le vigenti disposizioni, in possesso cioè dell’attestato di partecipazione ad un corso svolto dall’Amministrazione Provinciale ai sensi dell’art. 37 della L.R. 3/1994.
Nelle aree vocate la gestione è effettuata a livello territoriale in unità minime di gestione, denominate Distretti di gestione, definite dal comitato di gestione degli ATC. Il Comitato di gestione, sentiti i cacciatori di cinghiale iscritti all’ATC, individua, per ogni Distretto, zone di caccia o aree di battuta.