|
 |
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Allinterno della Cappellina di S. Maria della Rotonda è
allestita una mostra permanente riguardante i temi principali dellemigrazione.
Il percorso didattico si articola in sei pannelli tematici, legati da
un filo conduttore, corredati da fotografie e testi. Ogni pannello è
affiancato da altrettante bacheche contenenti documenti ed oggetti originali
appartenuti agli emigranti.
|
|
|
|
|
|
1) La partenza
La navigazione a vapore, e
la conseguente diminuzione del costo del viaggio, facilitò, negli
ultimi decenni dellOttocento, un esodo di proporzioni bibliche dallItalia.
Quellemigrazione fu detta grande e si concluse soltanto
allo scoppio della prima guerra mondiale. Lesodo ebbe un altro fattore
di incitamento nel miraggio della terra che specialmente i governi argentino
e brasiliano alimentavano in tutto il paese attraverso i loro agenti dimmigrazione.
Agli occhi abbagliati di tanti contadini, che della vita avevano lesperienza
acquisita nel proprio villaggio, essi mostravano splendide immagini di
campi rigogliosi in cui tutto sembrava crescere quasi spontaneamente e
narravano di un Eldorado che li attendeva in Merica.
Per coordinare e promuovere lassistenza agli emigranti da parte
dello Stato, soltanto nel 1901, dopo anni di dibattiti parlamentari, fu
istituito il Commissariato generale dellemigrazione, dotato di vaste
competenze ma di scarsi fondi.
|
|
4) Le nuove patrie
Chi partiva raramente era un
uomo solo. Una catena di altri emigrati lo assisteva e proteggeva
sin da quando cominciava a programmare il viaggio e, allarrivo,
lo accoglieva per facilitargli in ogni modo linserimento. .Nella
nuova realtà egli si integrava in un gruppo che riproduceva sostanzialmente
i valori e i codici comportamentali di quello dorigine. Nascevano
così i quartieri italiani nelle grandi città americane,
dai nomi diversi, ma in cui le strade avevano la funzione della piazza
del villaggio, di luoghi in cui si ristrutturava e si affinava la cultura
comune, sospesa tra le antiche radici e le nuove frontiere.
In Argentina, a Buenos Aires, si costruivano i conventillos case padronali
nella zona del porto, che, dopo il trasferimento dei proprietari in quartieri
più eleganti, vennero trasformate in piccolissimi alloggi per gli
emigrati. Le case si sviluppavano intorno a un cortile centrale in cui
ogni famiglia aveva a disposizione una stanza - pieza - che spesso non
aveva nemmeno una finestra e con servizi comuni nel cortile.
|
|
|
|
|
|
2) Il viaggio
Ancora agli inizi del Novecento,
il viaggio per le Americhe poteva durare anche un mese e si compiva in
condizioni oggi difficilmente immaginabili: affollamento con conseguente
riduzione al minimo degli spazi vitali, promiscuità, cibo non abbondante
e di scarsa qualità. Gli emigranti, i cui alloggiamenti erano sempre
nella parte inferiore delle navi, trascorrevano perciò gran parte
delle loro giornate a cielo aperto.
Nel 1913, durante uno dei suoi periodici viaggi verso le Americhe, il
genovese Enrico Bonocore, capitano del piroscafo Dante Alighieri,
scattò una serie di fotografie che riprendevano scene di vita a
bordo degli emigranti. Da questa serie, inedita, sono tratte le immagini
che riguardano il viaggio.
|
|
5) Il lavoro
Gli emigrati italiani hanno
lasciato unimpronta significativa in ogni mestiere e professione.
Essi hanno portato ovunque le proprie conoscenze tecnologiche, la forza
delle loro braccia e la vivacità dell intelligenza, incidendo
così sullo sviluppo economico dei paesi di accoglienza. Il loro
capitale è stato sempre il lavoro.
Molteplici sono stati i settori in cui i lucchesi hanno dimostrato loro
laboriosità e grande ingegno.
Lantico mestiere ambulante del figurinaio ebbe, nel periodo della
grande emigrazione e anche successivamente, importanti sviluppi
professionali. Non furono pochi coloro che impiantarono laboratori per
la produzione su vasta scala di statue di ogni genere; da questa attività
molti lucchesi furono impegnati nella decorazione dei grandiosi studios
di Hollywood.
Limpegno nel settore terziario è stato comune a tanti emigrati
che disponevano, alla partenza, di limitati capitali per lo più
di provenienza famigliare. Il loro fare fortuna seguì, quasi sempre,
un percorso univoco: iniziale lavoro dipendente per accumulare il capitale
necessario allesordio in attività commerciali di prodotti
provenienti dalla zona di origine e richiesti dalla comunità locale.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
3) Larrivo
Già allattracco
del piroscafo, qualunque fosse il porto di destinazione, gli emigrati
cominciavano a rendersi conto di essere giunti nellAmerica comera
e non come lavevano sognata. Le immagini da paradiso terrestre di
cui si erano riempiti gli occhi e la mente trovavano scarso riscontro
nelle pesanti formalità burocratiche cui venivano sottoposti nel
grande centro di accoglienza di Ellis Island a New York e molti erano
coloro che venivano respinti specialmente perché affetti da malattie
invalidanti.
Anche in Argentina, nell Hotel degli immigranti di Buenos Aires,
paese classificato e offerto come il più simile allItalia,
le stesse autorità sentirono il bisogno di alloggiare per alcuni
giorni gli immigrati - anche se avevano già una precisa destinazione
e una rete di parenti, amici, compaesani su cui fare affidamento - per
dare loro un sommario bagaglio di dati e informazioni sulle locali condizioni
di vita.
Analoga accoglienza veniva riservata a coloro che arrivavano in Brasile
nell Hospedaria di San Paulo.
|
|
6) Il filo del ricordo
Il legame con il proprio mondo
si manteneva vivo con lettere e fotografie delle quali protagonista quasi
assoluta era la famiglia allargata le cui immagini/tracce risultavano
presenti e uguali sia in Italia che allestero. I ritratti, perciò,
costituivano la parte preponderante degli archivi famigliari e fissavano
i momenti fondamentali della vita: nascita, matrimonio e, in minor misura,
morte. Cari ricordi, in cui si immergono dolcemente i compaesani in visita
a una famiglia in cui sono ritornati alcuni componenti dallAmerica.
I rapporti con la madre patria erano anche di tipo economico, le rimesse
degli emigranti testimoniavano concretamente dellappartenenza di
chi era emigrato alla famiglia rimasta in patria e costituivano un importante
contributo, spesso lunico, allandamento della famiglia.
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |