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La storia dellemigrazione è stata scritta
per lo più attraverso documenti personali, foto e, soprattutto,
lettere testimonianti attimi di vita familiare, in un contesto emotivo
che toccava tutte le fasi della nuova avventura: dallimbarco, alla
partenza, alle testimonianze di viaggio, fino allapprodo nelle nuove
terre, che spesso si traduceva in un difficile inserimento allinterno
di una società antitetica per costumi e valori.
Sorocaba, 19 aprile 1892, Biagio Bechelli così scrive al nipote
Samuele per invitarlo a partire per il Brasile:
<< Caro nipote Samuele sono a farti asapere lottimo stato di
mia salute ed il simile volio sperare di te e tua familia. Sono a dirti
che seacaso volesti vienire in America del Brasile, come tù miavevi
detto nella mia partenza, che mi dicevi, che quando, avevo posto per me,
efatto posizione, che ti avessi mandati aprendere.
Dunque settù voi vienire ora e il tempo, il quale settù
voi vienire, neò un grande bisogno nel mio ottello, di più
ti dico che sevoi vienire io ti terrò sotto la mia cura, commé
non conaltri, e ti potrai fare un piano discreto. >>
19 Settembre 1910, Angelo Camillo Abrami
<< Cari genitori noi da Genova siamo imbarcati il 1 settembre
alle 6 di sera siamo cominciati a navicare la notte alle 2 siamo entrati
nel golfo del Leone e labbiamo trovato molto cattivo ma infine a me non
ma fatto niente e anche durante il viaggio siamo andati sempre bene e
poi me mi avevino messo a lavare i piatti e andare a prendere da mangiare.
Il giorno 15 siamo scalati in buona salute a Santos, ci abbiamo trovato
Amose e Francesco da casa dei Gallini. Ora siamo in decisione non si sa
ancora se si va alla macchia o se si resta col zio. Quanto a me non cipensate
state allegri e tranquilli e dite qualche Ave Maria anche per noi e che
ci vadi bene. >>
Alto da Serra, 24 Gennaio 1926, Silvio Guazzelli
<< Carissima mamma vi scrivo questa mia lettera per farvi sapere
chio isto benissimo cofatto un felice viaccio abbiamo trovato il mare
dacenova fino assanto come un pozzo dolio. Averete pessato male perchè
fori dacenova nonvio isgritto siamo partiti dacenova diritti assanto non
abbiamo pocciato annessunporto io però o avuto più appiacere.
>>
LItalia ha da sempre conosciuto lemigrazione che in un primo
tempo era stagionale, da svolgersi lontano da casa solo per alcuni mesi
allanno o solo per alcuni anni in luoghi relativamente vicini. Dalla
Toscana per esempio ci si spostava in Corsica o in Francia.
Una categoria in particolare, quella dei figurinai o fabbricanti
di statuine, molto sviluppata in lucchesia, ha aperto la strada allemigrazione
vera e propria poiché già allinizio del 800
molti di questi figurinai partivano per la Francia, la Polonia, i paesi
scandinavi, la Russia per vendere i loro prodotti.
Mosca, 3 marzo 1836, Cosimo Pardini, Figurinaio
<< (...) il di 8 ottobre sono partito da Pietroburgo con la principessa
de Gallizin onde passare linverno a Mosca ma loribile freddo che
si e provato a sorpreso tutti li Moscoviti; e non si rammentavano mai
di avere inteso si oribile e molte persone sono morte gelate in propia
e sene conta più che 600 (...). >>
Verso la Francia, partirono anche moltissime balie, per allattare ed accudire
i bambini delle signore più ricche, abbandonando i
propri in Patria. Per questo motivo, spesso il baliatico è stato
condannato dalla stampa nazionale.
Lettera di Pia alla sorella Nina, balia in Francia
<< Cara sorella Pia, ti scrivo queste due righe per farti sapere
che sto bene come pure la mamma e di tutti di casa e così voglio
sperare che sarà di te. Ti facio sapere che la Stella mi raconta
tutte le cose di Francia e ti dico che mi fa a mazare dalle rise. Cara
Pia fammi sapere se la tua padrona arimeso il termometri al qulo ai ragazi
in soma fammi sapere tante cose che mi fano piacere sentirle. >>
Angeres, 1905, Adele M., balia
<< Il bimbo mi farete sapere se vi ha fatto tribolare e mi direte
se continua andare migliorando e se avrete speranza che camini almeno
verso primavera e quanti denti a fatto e mi direte le cose che ho molto
appiacere di saperle la lettere che mi ha scritto il fratello gredetemi
non sono stata capace di leggerla una solta volta senza piangere. >>
Per coloro che si sradicavano dalla propria terra e dalla propria famiglia,
il momento più difficile arrivava alla partenza della nave con
il successivo e lento svanire della vista della terraferma. Il viaggio
rappresentava limmediato passo successivo, carico anchesso
di incognite rappresentate dallimmensa distesa oceanica.
A causa delle precarie condizioni igieniche e del sovraffollamento dei
bastimenti, per molti il viaggio decretava già la fine del sogno,
in quanto spesse volte epidemie scoppiate a bordo, falcidiavano i passeggeri
più deboli, che venivano sepolti in mare.
<< Durante la navigazione la coperta era
sempre affollata, se il bel tempo lo permetteva. In coperta si lavavano
e si stendevano i panni ad asciugare; si respirava una boccata daria,
lontani dalle maleodoranti stive si intrecciavano le prime amicizie e
si formavano solidarietà di pena e di miseria specialmente con
chi proveniva dalla stessa regione e parlava lo stesso dialetto. La coperta
era anche lunico posto dove se non si soffriva il mal di
mare era possibile avere spazio per consumare i pasti. La distribuzione
del cibo era fatta in modo umiliante: una persona per ogni gruppo di sei
lo ritirava in cucina e perciò numerose erano le frodi e i reclami.
La promiscuità, laffollamneto e la mancanza, a bordo, di
sale da pranzo, rendevano impossibile qualsiasi norma igienica, tanto
più che in coperta veniva effettuata anche la macellazione degli
animali e si rivesciavano tutte le immondizie volontarie o involontarie
dei miserabili passeggeri. >> (da Partono I bastimenti, 1980,
p. 22).
Larrivo nella nuova terra non sanciva la meta definitiva, ma era
solo un punto di partenza per un futuro ancora sconosciuto. Il primo e
duro impatto consisteva nelle visite mediche e nellespletamento
burocratico che, per alcuni, poteva significare anche un immediato ritorno
a casa. Per chi emigrava negli Stati Uniti tutto questo era rappresentato
da un luogo preciso: Ellis Island. Per chi sbarcava invece a Santos, in
Brasile, era quasi sempre necessario passare attraverso lHospedaria
de immigrantes di San Paolo, e lHotel dos immigrantes per chi si
recava invece Argentina.
<< A New York gli emigranti, attraccata la
nave al molo, non potevano sbarcare. Venivano condotti a Ellis Island
per subire lesame medico e rispondere alle domande degli ispettori
americani. Nelle camere di attesa di Ellis Island aspettavano pazientemente
il loro turno e venivano sottoposti sia a una doccia sia alla visita sanitaria,
la quale dava particolare rilievo allispezione dgli occhi per leventualità
che fossero affetti da tracoma infettivo. Se risultati sani, venivano
trasportati alla Battery, nei locali del Barge Office. Solo allora erano
liberi, ma dovevano fare attenzione ai sedicenti agenti di alberghi e
di locande, ai facchini che si offrivano di trasportare i loro bagagli,
alle guide, ai cambiavalute, a coloro che qualificandosi paesani
e avvocati promettevano di far uscire un eventuale parente da Ellis Island.
(
) Sensali, falsi impresari e speculatori dogni genere erano
stabilmente in agguato. Alla loro protezione, non sempre efficacemente
provvedevano alcune istituzioni, tra le quali la Società
San Raffaele. Particolarmente arduo era proteggerli dallingorda
speculazione dei cosiddetti bosses e di quei banchieri (banchisti) che
offrivano contratti di lavoro con una commissione che spesso superava
i cinque dollari, una cifra per quei tempi. >> (da
Partono I bastimenti, 1980, p. 41).
Per quanti emigravano in Brasile, il lavoro era particolarmente duro.
Si trattava infatti di reperire, in sostituzione degli schiavi, manodopera
da impiegare nelle piantagioni di caffè. Molti emigranti si ritrovavano
pertanto a sostenere turni di lavoro massacranti e a vivere in baracche,
non riuscendo mai a riscattare il contratto con il proprio fazendeiro.
Altri erano ingaggiati per le opere di disboscamento del Mato Grosso,
oppure, in Argentina, nel dissodamento delle pampas e costretti per questo
a vivere in zone desolate, malsane e prive di ogni conforto essenziale.
Alcuni, che possedevano già allarrivo un piccolo gruzzolo
o chi a prezzo di grandi sacrifici riusciva a metterselo da parte, realizzava
piccoli commerci ambulanti o approntava botteghe di ogni genere. Parrucchieri,
ortolani, macellai, rivenditori di generi alimentari importati dallItalia
erano i negozi più comuni insieme ai ristoranti e i bar.
Ouro Fino, 31 gennaio 1910, Alessandro Crocetti
<< (...) ora ti facio sapere che noi apiamo posto negozio in
Oro Fino e apiamo comprato 8 conti di reis tutti a depito e non posso
dirti come andiamo perche siamo novi del locale o comprato da alberto
pitogari anzi ti saluta e ispera che tu vieni presto i bimbi vanno a scuola
e il maestro sembra buono si ispera che possiano iparare bene in quanto
al giovanni Bertucci cio iscritto che se vole fare il lavoro della capanna
io sono contento che lo faccia ma in quanto a denari io no so quando gli
le posso mandare perche ora mi trovo molto atrastao io gli o iscritto
che faccia come gli piace. >>
Il legame con la famiglia e la Patria non si dimenticava mai anzi in terra
straniera esso diventava sempre più forte. Le lettere, erano le
più frequenti testimonianze del filo che lemigrante aveva
con il proprio nido, nelle quali si raccontava la quotidianità,
fatta di piccole cose, si esprimevano quelle emozioni che solo alla famiglia
si potevano confidare. Quasi tutte le lettere iniziavano con la stessa
frase Dopo tanto vi sarò sapere lottimo stato di mia Salute
che fino a ora sto assai bene e cosi chredo che sarà di voialtri
e spesso erano corredate da fotografie che testimoniavano più direttamente
oltre lo stato di salute anche lo status sociale dello scrivente.
Ouro Fino, 15 giugno 1920
<< (...) minha nipote nessuno sivole a confortarsi com la morte
epure è cosa tanto naturale, beato lui che almeno à lasciato
i suoi ossi apresso a quelli del mio povero padre che io bisogna che li
lascia qua in questa terra tanto lontana! Vorrei che non mi fossi mai
in sognato di venire in Brazile che almeno menestavo anchio vicino a voi
tutti. Questa notte in sogno sono stato a Chioza estavo asieme al povero
Giovanni Massini sono passato dalla Betola o vedito la povera Abele e
Cliodolinda lo salutate e si sono messe a piangere guardate dove và
la testa, questi giorni mi sognai pure cum vostro povero padre che si
caminava asieme in duna estrada perro qua in terra Braziliera. >>
Con le fotografie che erano un mezzo molto efficace, si voleva far conoscere
ai parenti rimasti a casa una realtà che non sempre era quella
vera ma che attraverso ombrelli, cappelli, sigari, bottiglie, sfondi grandiosi
quanto mai improbabili, messi a disposizione dal fotografo si poteva arricchire
per apparire migliori agli occhi della famiglia e degli amici.
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